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Palpeggiamento involontario e scuse tempestive: nessuna condanna

Confermata l’assoluzione di un uomo finito sotto processo per avere toccato in un ristorante il sedere di una cameriera

Palpeggiamento involontario e scuse tempestive: nessuna condanna

Palpeggiamento catalogabile come gesto involontario se l’autore si scusa immediatamente. Questa l’ottica adottata dai giudici (sentenza numero 31273 del 29 settembre 2025 della Cassazione) per legittimare l’assoluzione di un uomo finito sotto processo per avere toccato in un ristorante il sedere di una cameriera.
Accolta la tesi proposta dalla difesa e mirata a presentare il gesto come assolutamente involontario.
L’episodio che dà origine alla vicenda giudiziaria si verifica, come detto, in un ristorante. Parte lesa è una cameriera, costretta a subire uno sgradevole palpeggiamento. A finire sotto accusa è un cliente del locale: è lui, difatti, l’autore del deprecabile gesto, ossia il toccamento del gluteo della donna.
A sorpresa, però, i giudici di merito ritengono doverosa, sia in primo che in secondo grado, l’assoluzione dell’uomo, nonostante abbia palpeggiato con vigore il sedere della cameriera. Quel gesto è, difatti, catalogato come assolutamente involontario, e su questo punto risultano decisive le dichiarazioni di due testimoni.
Sulla stessa lunghezza d’onda, però, anche i magistrati di Cassazione, i quali, nonostante le obiezioni sollevate dalla Procura, sanciscono in via definitiva l’assoluzione definitiva dell’uomo.
Corretta, in sostanza, la valutazione compiuta in Appello. Su questo fronte, difatti, vengono richiamati alcuni dettagli fondamentali: al momento in cui la persona offesa è stata toccata dall’uomo, ella si trovava di spalle e non era stata in grado di notare l’espressione del suo volto; vi erano solo due testimoni del fatto, i quali, sentiti dai carabinieri, avevano fatto riferimento ad un gesto involontario. In aggiunta, poi, viene osservato che la persona offesa ha dichiarato che l’uomo si era immediatamente scusato con lei, e ciò, osservano i magistrati, attribuisce credibilità alla tesi dell’involontarietà del gesto.
Sacrosanta, quindi, l’assoluzione dell’uomo, poiché manca, oltre ogni ragionevole dubbio, la prova della coscienza e della volontarietà del toccamento, pur pacificamente avvenuto, chiosano i magistrati di Cassazione.

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